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AIOM GIOVANI: “Drammatica riduzione della qualità della vita sessuale nei giovani pazienti”

La Sessione del Working Group AIOM Giovani quest’anno si è focalizzata sulle complessità e le sfide nel trattamento dei Tumori nel Giovane Adulto. La prima parte della sessione, moderata dai membri del WG Maria Grazia Rodriquenz (San Giovanni Rotondo, Fg) e Marco Maruzzo (Padova), è stata presentata dall’Onco-Ematologa Pediatrica Paola Quarello (Torino). Il 5% di tutte le nuove diagnosi di tumore in Europa interessa la fascia di età 15-39 anni, e corrisponde all’1% di tutti i decessi per causa oncologica. “Stiamo osservando un aumento di incidenza globale dell’1,5-2% per anno in questa fascia di età e purtroppo, adolescenti e giovani adulti sono quelli che hanno meno beneficiato dei miglioramenti nei trend di sopravvivenza emersi negli ultimi anni” ha sottolineato la Dott.sa Quarello. A seguire la ginecologa Claudia Massarotti (Genova) e l’endocrinologo Daniele Santi (Modena) hanno affrontato il tema della sessualità e della fertilità nei giovani affetti da tumore. Quasi il 40% delle pazienti oncologiche riferisce di non avere rapporti dopo i trattamenti oncologici e chi ha rapporti ha una riduzione significativa della qualità della vita sessuale. Massarotti ha affermato: “Oggi non siamo in grado di garantire di avere figli a una donna che lo desidera, né di garantire di non averne a chi non li vuole. La contraccezione va discussa con tutte le pazienti prima della ripresa mestruale”. Nel genere maschile, il secondo tessuto a più rapida replicazione, dopo il tessuto emopoietico, è il tessuto spermatogenetico e questo è ampiamente danneggiato dai trattamenti oncologici. A 3 mesi dopo la chemioterapia, il 37% dei pazienti presenta azospermia che si riduce al 3% dopo 2 anni. Santi ha affermato: “Non dobbiamo dimenticare di proporre la criopreservazione ai nostri giovani pazienti oncologici”. Inoltre, una percentuale che varia dal 40 al 100% dei pazienti maschi con cancro riferisce disturbi della funzione sessuale. Santi ha sottolineato che, dopo una chirurgia pelvica, la riabilitazione peniena può evitare che la disfunzione diventi irreversibile.

Nella sessione successiva, moderata da Pasquale Lombardi (Roma) e Giuseppe Viscardi (Napoli), Giacomo Baldi (Prato) ha approfondito il tema degli ostacoli allo sviluppo della ricerca clinica nei giovani adulti con cancro ed è emerso che solo il 5-35% dei giovani entra in un trial clinico. “Per superare queste barriere servono trial disegnati per meccanismo di azione, trial di fase precoce che arruolino pazienti a partire dai 12 anni di età, inclusione dei giovani adulti nei protocolli pediatrici e incrementare la consapevolezza sull’importanza dei clinical trial nei giovani pazienti oncologici incoraggiando la cooperazione multicentrica” ha affermato Baldi. In conclusione, Lorenzo Gerratana (Aviano, Pn) ha mostrato le strategie targeted di trattamento in questo sottogruppo di pazienti che presentano peculiarità biologiche di malattia. In un mondo dove siamo in grado di caratterizzare ogni tumore a livello molecolare, ha senso parlare di differenze nei giovani? La risposta di Gerratana è sì. E ha proseguito “Il landscape mutazionale cambia con l’età, dobbiamo adattare i nostri algoritmi terapeutici al nostro paziente”. Dalla discussione è infine emerso quanto i gruppi cooperativi, come il neonato gruppo intersocietario AIOM-AIEOP, siano preziosi per promuovere la migliore assistenza multidisciplinare in gruppi di pazienti peculiari ed eterogenei come i pazienti adolescenti e giovani adulti.