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L’ADERENZA TERAPEUTICA NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

 Ieri la Sala Marte ha ospitato la Sessione Speciale dedicata all’aderenza terapeutica. L’evento è stato moderato da Saverio Cinieri, Lucia Del Campo e Rita Reggiani. Trattandosi di una sessione istituzionale su una tematica multidisciplinare vi hanno partecipato come relatori figure professionali diverse. Sono intervenuti: Massimo Di Maio (Segretario Nazionale AIOM in rappresentanza degli oncologi), Giovanni Pietro Ianniello (Presidente dell'Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri di Benevento) e Angelo Claudio Palozzo (in rappresentanza dei farmacisti).

 “Con l’aumento dei farmaci antitumorali orali, l’aderenza sta diventando un aspetto sempre più importante dell’oncologia medica - ha affermato Massimo Di Maio -. Abbiamo oggi a disposizione alcune terapie orali che sono facili da assumere e che mediamente risultano ben tollerate. Ciò nonostante l’aderenza alla terapia tende spesso ad essere subottimale soprattutto quando si verificano effetti collaterali che portano a interrompere o ridurre l’assunzione. Anche farmaci che riteniamo apparentemente poco tossici, in caso di interruzioni o di comparsa di eventi avversi possono causare problemi rilevanti ai malati e compromettere l'efficacia della terapia, come è stato ampiamente dimostrato da numerosi studi scientifici pubblicati negli ultimi anni. Esistono delle cause sia non modificabili che modificabili alla base della mancata aderenza e dobbiamo intervenire su quest’ultime. Una corretta e precisa comunicazione con il paziente, e una più attenta e tempestiva gestione delle tossicità legate alle cure, anche mediante l'impiego di patient-reported outcomes nella pratica clinica, sono aspetti sui quali possiamo agire. Risulta fondamentale informare e preparare il paziente sui comportamenti che deve adottare in caso di effetti collaterali o tossicità”.

Nel dibattito, che ha fatto seguito ai tre interventi dei relatori, è emersa l’assoluta necessità di una maggiore collaborazione tra le diverse figure professionali per favorire l’aderenza terapeutica. Massimo Di Maio ha così riportato l’esperienza di un ambulatorio multidisciplinare attivo da un paio di anni all’Ospedale Mauriziano di Torino, dedicato ai pazienti in trattamento antitumorale orale. Questo ambulatorio vede la presenza fisica e simultanea di oncologi, farmacisti ed infermieri. “Ognuno può così contribuire, con la propria competenza, alla gestione dei pazienti oncologici che devono assumere terapie orali - ha aggiunto Di Maio -. Da questa esperienza multidisciplinare risulta fondamentale il ruolo dell’infermiere, che contribuisce a informare, sulla gestione della terapia e sugli eventi avversi ed effetti collaterali, i malati e i caregiver. Quindi deve essere formato in modo adeguato per poter adempiere a questo delicato compito.  Al tempo stesso i farmacisti svolgono un lavoro importante invece sulla gestione complessiva di tutti i farmaci che una persona colpita da cancro deve ricevere. Il paziente oncologico è, infatti, spesso anziano e polipatologico e deve assumere diverse terapie. Esiste il rischio concreto di commettere errori oppure di minore aderenza se le compresse da prendere sono molteplici. A volte poi i diversi trattamenti possono avere interazioni farmacologiche e determinare ulteriori problemi. Il farmacista deve quindi aiutare l’oncologo medico oltre che ovviamente i pazienti”. Infine Giovanni Pietro Ianniello e Angelo Claudio Palozzo hanno concordato su come una più stretta collaborazione tra gli specialisti possa essere la strategia vincente nel favorire una maggiore aderenza terapeutica.